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Apr
23
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San Giorgio, da Locorotondo a Barcellona
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San Giorgio, oltre ad essere protettore di Locorotondo, è patrono di molti luoghi, tra cui Inghilterra, Georgia, Etiopia, Bulgaria, Serbia, Timbuctù e Portogallo. E’ un santo anche particolarmente venerato dai Rom: in lingua romani prende il nome di Ederlezi, titolo di una canzone popolare resa nota da Goran Bregovic.

In Catalunya e in particolare a Barcellona c’è l’usanza di regalare fiori e libri durante la festa di San Giorgio: la tradizione dei libri è abbastanza recente, iniziata a seguito della proclamazione della Giornata Nazionale del Libro, coincidente con il 23 aprile.

Regalare rose, invece, è una abitudine diffusa anche in altri popoli che festeggiano S. Giorgio: la leggenda vuole che, a seguito dell’uccisione del dragone da parte del cavaliere Giorgio, dal sangue dell’animale che bagnava la terra fossero spuntate delle rose rosse, e Giorgio regalò una di queste rose alla principessa di Cappadocia, che aveva salvato sconfiggendo il drago. Da notare che i Romani celebravano già una festa floreale nel periodo di Maggio, dedicata alla dea Flora.

 

Il nome Giorgio deriva dal greco antico γεωργός (gheorgòs), che significa “contadino, lavoratore della terra”. Da un punto di vista cabalistico e simbolico, l’origine del nome e il racconto leggendario hanno qualcosa in comune. La coltivazione del terreno è simbolicamente correlata alla coltivazione del sè, ovvero seminare – inseminare il femminino (la terra) per dare origine a una nuova vita (la pianta). Corrisponde a ciò che A. De Souzenelle (“La simbologia del corpo umano”) riferisce come il passaggio dall’ “uomo rosso” a “uomo verde”. L’uomo rosso, o uomo con sangue rosso, è l’essere non realizzato, in cerca di una purificazione o redenzione attraverso la vita. E’ l’uomo-animale, collegato al Ferro (contenuto, infatti, nell’emoglobina). L’ “uomo verde” è l’uomo-pianta, riflesso dell’albero della vita, capace di connettere la terra (con le sue radici) al cielo (con le foglie). Avreste mai pensato si potesse dire questo dell’opera del contadino?

Il cavaliere Giorgio sconfigge l’animale, il drago (per la simbologia del serpente, vedere qui) e dal sangue rosso del drago nascono fiori, il verde, la nuova vita. La storia di Giorgio è la parabola per eccellenza del percorso di trasformazione spirituale dell’uomo, che è transculturale e transreligioso, e forse anche per questo è venerato in così tanti posti diversi.

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